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Giugno, la porta degli uomini

lemiepiante  Blog liturgie Giugno,-la-porta-degli-uomini ca_11871.html Ed eccoci a giugno: il       giro di boa

 Ed eccoci a giugno: il giro di boa.
Anche nell'inspirare c'è un momento di culminazione, un massimo, la fine di un'azione che implica l'inizio d'un'altra; così giugno è la pietra miliare per aiutarci a costruire senso nel tempo dell'anno, è il mese che allinea i precedenti ed organizza i seguenti, è il mese-guida che, saggio, dà la misura e la ragione del Tempo, è ciò che ci fa intuire il rintocco del metronomo che scandisce le musiche dell'Uomo. Per la prima volta nel corso dell'anno troviamo un limite alla corsa sfrenata della mente che ha percorso d'un fiato il percorso mitico negli antri degli dèi verso la luce della nascita; partita dal solstizio d'inverno, giunge oggi a quello d'estate con gli occhi pieni di luce, potente. Questi solstizo sono periodi sacri per ogni Uomo che viva la Vita, fin troppo pregni di significato, troppo luminosi, per poterli guardare direttamente.
Come al solito speriamo che i miti ci siano amici e ci accompagnino nel viaggio dolce in questa liturgia che va a cominciare con un editto cardinalizio da leggere scandendo le frasi, enfatizando le parole e annunciandolo al popolo:


La Santità di Nostro Signore
per impedire gli inconvenienti che sotto vano pretesto di prendere la Guazza
sogliono commettersi nella notte precedente la Festa della Natività del glorioso precursore San Giovanni Battista,
ci ha comandato coll'Oracolo della sua viva voce
di rinnovare il presente Editto altre volte pubblicato,
in cui coll'autorità del Nostro Uffizio non solo in questo, ma in ogni altro Anno avvenire,
espressamente proibiamo
a qualsivoglia persona dell'uno e l'altro sesso
di andar in detta notte fuori delle porte della Città
o in luoghi disabitati come Monte Testaccio, alle Vigne, e Giardini
sotto qualsivoglia pretesto che possa recar scandalo,
o dar motivo di credere ciò farsi in continuazione de' passati abusi
sotto pena in caso di contravvenzione rispetto agli Uomini
di tre tratti di corda in pubblico e di scudi 50 e altre pene a nostro arbitrio
secondo la qualità delle persone da applicarsi la metà ad usi pii e l'altra metà
per un quarto agli Accusatori, che saranno tenuti segreti,
e l'altro quarto agli Esecutori.
Rispetto poi alle Donne sotto pene gravi anche corporali a nostro arbitrio.
E per togliere ogni occasione ai mentovati disordini
si ordina e si comanda
a tutti gli osti e bettolieri che, nella Vigilia di detto Santo,
debbano tener serrate le loro osterie e bettole dalle ore 3 di notte alle 10 del giorno dopo [dalle 21 alle 4]
sotto le stesse pene, nelle quali incorreranno anche le persone trovate in detti luoghi sebbene a porte chiuse.
Avvertendo finalmente, che contro i trasgressori
sia nel primo sia nel secondo caso
si procederà per inquisizione
ed in ogni altro modo alla cattura ed esecuzione di dette pene.
18 giugno 1755
cardinale vicario Marco Antonio Colonna

 

Il grave atto che andava combattuto così aspramente (interessante la differenza delle pene per gli uomini - codificate - e quelle per le donne, corporali e a piacere) era quello di prendere la guazza, ovvero esporre il proprio corpo alla rugiada nella notte di San Giovanni, il 24 giugno, solstizio d'estate ed architrave del mese. Capitava infatti che in questa magica notte le giovani spose sollevavano le vesti sedendosi o accoccolandosi sulla rugiada umida, nelle vigne e nei giardini, per un intimo lavacro propiziatorio. Ma anche gli uomini volevano godere delle virtù miracolose della rugiada in luoghi appartati e in compagnia dell'altro sesso, sicché l'atmosfera gioiosa della notte, cui contribuivano anche cibi e vini, favoriva giochi vivaci che attentavano alla pubblica e privata moralità (Cattabiani - Calendario).
Già abbiamo visto come in passato quasi ogni mese avesse feste che, per un motivo o per l'altro, favorivano il convivio, il godimento, fino alle derive orgiastiche; la nostra civiltà che si pregia di essere 'evoluta' rispetto a questi antichi zoticoni reprime queste pubbliche espressioni di vita per favorirle ipocritamente occultandole nel privato. Ci deve tuttavia essere in questo prendere la guazza qualcosa di più profondo se è stato necessario intervenire in modi così drastici scomodando l'inquisizione; ragionandone potremmo cercare d'indovinarne il senso.

La rugiada è l'acqua del cielo; è la condensazione, dovuta alle più basse temperature della notte, dell'umidità dell'aria. E' cioè un concentrato del senso del tempo e della stagione, è l'essenza dell'aria della notte di San Giovanni che si deposita sull'erba e con la quale le donne vengono a contatto nell'intimo, avvicinando l'essenza del tempo con quella del luogo fisico della nascita della vita; un rituale magico di congiunzione tra quanto di più corporale ci sia nello spirito della donna e quanto di più fisico ci sia nel fluire del tempo, un contatto unico e irripetibile nell'anno che solo in questa notte può accadere. Aggiungiamo ancora che in questo periodo entriamo astro-logicamente in cancro, segno d'acqua, domicilio della Luna (femminilità, maternità) ed esaltazione di Venere (sentimento, bellezza), caduta di Marte (forza), esilio di Saturno (critica logica) e di Urano (industriosità manuale): ci può essere nulla di più tipicamente femmina?

In una istituzione totalmente anti-femminile com'è stata la Chiesa in passato il significato di prendere la guazza diventa la quintessenza del nemico contro cui scagliarsi, diventa ricerca autonoma del contatto con un'essenza superiore non mediata, nè mediabile, dal potere temporale o spirituale maschile; ed ecco il perchè dell'inquisizione nell'editto, ecco perchè questa è la notte delle streghe per eccellenza, la notte del sabba annuale che si tiene presso il noce di Benevento.
Molti sono i rituali magici connessi a questa notte e alla potenza delle cosidette erbe di San Giovanni, in particolare l'iperico (scacciadiavoli); per trovarne significato e misura serve affondare nelle radici del tempo per cercare di estrarre quegli elementi che ci chiariscano un po' le idee e consentano di vivere con senso la stagione e attraverso queste liturgie aiutino ad individuare nella mente qualche punto attorno al quale fare roteare i pensieri del mese.





I due solstizi, quello invernale e quello estivo, il 21 di dicembre e di giugno, in tutte le religioni sono punti di riferimento stabili da sempre; tant'è che addirittura in stonhenge troviamo l'allineamento esatto proprio nel giorno del solstizio d'estate; come riportato precedentemente è dopo tre giorni che il sole ha mostrato chiaramente il suo andamento; dopo tre giorni dopo il solstizio d'estate, dopo il 21 giugno, nei quali sembrava fisso nel cielo dimostra che sta ricominciando la sua discesa. E' quello che gli inglesi chiamano il midsummer day, e che Shakespeare ha immortalato nel suo sogno di una notte di mezza estate che è appunto onirico ed è, non a caso, in questa data: non è una mezza estate qualsiasi, è proprio la notte di San Giovanni, così importante per i significati ultraterreni che nei sogni possono manifestarsi. In questa notte si vive in una atmosfera di sospensione dal quotidiano, carica di aspettative e di presagi; notte favorevole alle premonizioni, a tutte le manzìe, notte con la presenza inquietante di streghe e diavoli per cui si accendono fuochi per scacciarli e per purificare le cose che devono passare attraverso questa difficile notte, la più corta e terribile dell'anno.


Stonhenge, da sempre segna i solstizi



La tradizione cristiana inserisce due san Giovanni nei solstizi: sono i cosidetti san Giovanni che piange e san Giovanni che ride. Il primo è san Giovanni Battista, che piange perchè vede iniziare a calare il cammino del sole ed il secondo è san giovanni Evangelista che ride per il motivo inverso; è stato spostato al 27 di dicembre per ovvi motivi. Risulta ipotizzabile la sovrapposizione di queste due feste ad un rito precedente precristiano, così che le feste dei solstizi diventano le feste dei Giovanni; alcuni elementi possono aiutarci nel focalizzare l'ipotesi.

 

(Caravaggio - Salomè con la testa di S. Giovanni, Battista 1609)
Possiamo collegare il primo al concetto della decapitazione di san Giovanni: il sole che nel solstizio muta direzione, cioè è colpito a morte, ne è un'immagine.
Altrettanto possiamo collegarlo con la frase del Battista rivolta al Cristo: "egli deve crescere e io diminuire", identificando il Battista con il sole che comincia a calare.
Un'altro elemento ci può aiutare nell'allineare pensieri sparsi. Come abbiamo visto nella liturgia di gennaio, il custode degli inizi è Giano, il dio bifronte; proprio ad esso venivano dedicati i solstizi, i due momenti dell'anno che sono come cardini attorno ai quali gira la vita dell'anno, le porte attraverso le quali passa la vita.
Giano, Giovanni, ianua (porta), Ianus. L'assonanza è chiara.


Le assonanze non sono cose da poco; Fulcanelli riporta nei suoi testi alchemici quanto fosse vivo il gioco delle assonanze tra i conoscitori delle cose, al punto che nell'epoca massima di spendore delle conoscenze, il medioevo, anche il popolino utilizzava le assonanze. Per esempio in Francia la taverna chiamata "al leone d'oro" che inalberava come stemma un leone araldico si sarebbe chiamata Au lion d'or che suonava più o meno come au lit on dort, cioè letteralmente "si dorme nel letto". Oppure l'insegna con una O e una garnde K tagliata da un tratto: l'ubriacone non si sbagliava traducendo au gran cabaret (au gran ka barré).
Così le porte diventano i Giovanni, che Cattabiani riporta come avrebbero impersonato nei due solstizi le funzioni del Cristo come 'chiave' delle due porte.
Curioso.

Qualche passo ancora per centrare il senso della liturgia del mese.
I solstizi, quindi, sono porte. Porte attraverso le quali passiamo alternativamente per scadenzare un ritmo. Finora abbiamo contato sei mesi, da gennaio; abbiamo notato che ogni 3 l'accento si pone sul ventunesimo giorno del mese; così dicembre, marzo, giugno sono fortemente caratterizzati da questo passaggio. Questo sesto mese ci ha portato alla massima apertura del primo movimento della polarità: l'inspirazione è al suo massimo, comincia l'espirazione.
Il ritmo della polarità che scandisce ogni singolo respiro si allarga per sfociare nella polarità giorno-notte, che a sua volta si allarga nella polarità delle lune nuove e piene per poi riflettersi, ancora, nella polarità del cammino del sole che per metà anno cresce e per l'altra metà descresce per definire il respiro della terra; non può stupire quanto la nostra natura umana sia influenzata da questo fluire continuo (pensate alle personalità lunatiche, a quelle solari) e, per estensione, come dovrebbe essere collegata con gli altri pianeti che descrivono le loro polarità intorno alle nostre teste; per brevità fermiamoci ad analizzare quelle del nostro luminare massimo, il sole, che attraverso le due porte si manifesta.
Le porte erano considerate dagli antichi come il passaggio tra due mondi: tra quello della a-temporalità e quella dello spazio-tempo, tant'è che la prima porta, quella invernale, viene chiamata 'porta degli dei' e quella estiva viene chiamata 'porta degli uomini'. A prima vista sembrano concetti veramente campati in aria, ma sono invece insiti nella natura umana; e non nascono da uno studio o da una filosofia, sembrano innestati dell'animo umano: "è una conoscenza tradizionale che concerne una realtà di ordine iniziatico, e proprio in virtù del suo carattere tradizionale non ha né può avere alcuna origine cronologicamente assegnabile. Essa si trova dappertutto, al di fuori di ogni influenza greca, e in particolare nei testi vedici, che sono sicuramente di molto anteriori al pitagorismo; si tratta di un insegnamento tradizionale che si è trasmesso in modo continuo attraverso i secoli (...)" (René Guenon)

Attraverso la porta estiva si passa dal mondo indifferenziato degli dei a quello 'reale' degli uomini: è la genesi della manifestazione individuale, san Giovanni è una vera nascita cosmica, la magica notte breve è il parto dell'uomo fisico, reale, che 'nasce' in questo momento.
Ed è proprio nel culmine dell'inspirazione, nella posizione più fulgida e alta del sole, che avviene questa nascita, proprio ora che comincia a declinare, denunciando che il tempo è limitato, che la nostra esperienza fisica nella caverna cosmica dell'esistenza ha un limite temporale, che la vita è una malattia mortale dell'anima, che ognuno di noi ha impresso dalla nascita il proprio solstizio d'inverno, quando il sole avrà la sua posizione più bassa e sembrerà morire all'orizzonte... per risorgere, in un'altro ciclo di alternanza passando attraverso la porta degli dei; segnalo un racconto sull'argomento, scritto tempo fa e segnalo un libro molto interessante.

In questo modo, tra uomini e dei, scorre il nostro tempo che insieme a noi si consuma nonostante quanto possiamo pensarne o, per meglio dirlo alla Foscolo:

fugge questo reo tempo
e van con lui le torme delle cure
onde meco egli si strugge
Grandioso.
Ma in questo turbinare di tempi, stagioni, pianeti, in questo ordine che sembra intuirsi nel caos, in questo declinare del sole la mente curiosa non può che rimanere affascinata e per un attimo abbandonare le difese della logica per subire la fascinazione delLa sera e proseguire:

e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch'entro mi rugge
.

Questa la liturgia del mese: godere della massima espansione della natura ed usarla come metro del tempo, appuntandosi il sentimento da rievocare quando i giochi si faranno al contrario: un'altra stagione, un altro solstizio, un'altra porta, un'altro respiro, un altro Giovanni.




 
Italo Losero